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	<title>psicoterapeuta | Francesca Rosa</title>
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	<description>Dottoressa Francesca Rosa Psicologa</description>
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		<title>Parlando in Internet la gente regredisce. E&#8217; un fatto.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dottoressa Francesca Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2017 13:01:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p> Nel 1996 Norman Holland, iniziava in questo modo il suo lavoro “Internet Regression”. Poi procedeva confermando la sua affermazione, con un&#8217;intrigante analisi psicoanalitica di ciò che egli considera i tre segni più importanti del comportamento regressivo nello spazio cibernetico: gli insulti le molestie sessuali l’aumento della generosità Vediamo insieme l’attualità di un libro scritto 30&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> Nel 1996 Norman Holland, iniziava in questo modo il suo lavoro “<em>Internet Regression</em>”. Poi procedeva confermando la sua affermazione, con un&#8217;intrigante analisi psicoanalitica di ciò che egli considera i tre segni più importanti del comportamento regressivo nello spazio cibernetico:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">gli insulti</li>
<li style="text-align: justify;">le molestie sessuali</li>
<li style="text-align: justify;">l’aumento della generosità</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Vediamo insieme l’attualità di un libro scritto 30 anni fa, agli albori dell’era digitale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che l&#8217;automobile, la barca, l&#8217;aereo, il fucile, fanno per il corpo, il computer lo fa per la mente. In questa pseudo-fisicità, gli uomini entrano facilmente nel gioco identitario del <em>mio-è-più-grosso-del-tuo</em>. Il mio cellulare, il mio pc, il mio schermo è più grosso o più veloce o più nuovo o più potente del tuo. In termini psicoanalitici e relazionali stiamo parlando di <em>identità</em>. <em>Io sono più … di te. Io esisto, tu meno.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nel contesto cibernetico allora, “l&#8217;insulto” è come un gestaccio fatto ad altri conducenti dall&#8217;interno dell&#8217;automobile. Il guidare è un&#8217;attività che mette in gioco la propria identità come usare il computer e chi guida identifica se stesso con la propria auto, sentendosi sicuro dentro il suo bozzolo d&#8217;acciaio come “il guidatore” del computer si sente sicuro dalla distanza e dall&#8217;anonimato.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo spazio cibernetico e la macchina che ci mette in contatto, il pc, rappresenta una rassicurante alternativa all&#8217;umano. In alcuni casi pare proprio una specie di <em>genitore</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, il computer premia il buon comportamento del suo umano – il programma funziona, ma non punisce. La macchina non giudica colui che la usa in modo inadeguato. Piuttosto, scoperta la misera performance da parte del suo umano, il computer la ignora e aspetta pazientemente il prossimo input. Il computer è come un genitore che ha grandi speranze su di te e ricompensa i tuoi risultati anche se sono meno che ottimi. La macchina offre sempre ulteriori traguardi a cui mirare, e questi sono realistici e sta a te decidere se seguirli o meno. Se il computer è un genitore impegnativo, è anche molto <em>permissivo</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; permissivo anche in un altro senso. E&#8217; totalmente <em>anonimo</em>. Rivelandoci alle persone reali, ci si può fare del male, si può soffrire.. ma al computer si può dire qualsiasi cosa, perchè non ti giudica né ti critica.</p>
<p style="text-align: justify;">La macchina porta via alcuni aspetti della comunicazione umana, ma ne aggiunge altri. Notoriamente il pc aggiunge quel particolare di <em>mezza umanità</em> con cui noi ci relazioniamo. Noi rimandiamo alle persone con cui parliamo in Internet sentimenti misti di utilità e di rabbia. La frustrazione emerge come insulto quando qualche disgraziato “neofita” chiede ancora una volta un FAQ (una domanda posta più frequentemente). Ma noi siamo propensi anche a fare delle cose utili per qualche anima bisognosa dall&#8217;altra parte del computer, come diffondere un appello, dare informazioni ai nostri concittadini, partecipare ad una raccolta alimentare, postare una ricetta per una deliziosa torta al formaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Insulto e disponibilità verso l&#8217;altro dimostrano le emozioni ambivalenti che sentiamo verso il computer. E’ chiaro come <em>l&#8217;anonimato</em> e questa <em>fusione con il pc</em>, spieghino come mai ci sia così tanto sesso su Internet.</p>
<p style="text-align: justify;">In breve,<em> quando comunichiamo in Internet, noi costruiamo una relazione con altre persone che presupponiamo avere meno umanità della macchina, perché il rapporto è mediato proprio dalla macchina stessa</em>. Questo è il modo in cui i tre segni della regressione in Internet entrano in gioco: i nostri sentimenti verso il computer come computer diventano i nostri sentimenti verso le persone alle quali inviamo l&#8217;e-mail o i messaggi di posta elettronica. Noi umani insultiamo le persone come se essi o esse fossero qualcosa di insensibile, una macchina che non può essere ferita. Noi umani molestiamo la macchina come se fosse una persona e potesse interagire con noi, offrendo sesso con compiacenza. Noi umani ci sentiamo aperti e generosi verso il computer perché il computer è aperto e generoso con noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il risultato finale è la <em>mancanza di inibizione</em>. La gente esprime amore e aggressività ad un livello tale come non si permetterebbe mai di fare faccia a faccia.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla luce di queste intuitive considerazioni, mi chiedo come l’identità di un adolescente possa formarsi autentica e sicura  &#8211; se non accompagnato da un adulto (che come tale dovrebbe avere un’identità solida e formata) sia nel mondo reale che, soprattutto, in quello virtuale &#8211; in questa fitta rete di relazioni, significati e dinamiche, poco chiare anche a noi adulti, talvolta.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi invito a riflettere, e a non permettere che per i vostri figli ci sia solamente la realtà virtuale, perché non basta per crescere uomini e donne sapiens sapiens.</p>The post <a href="https://www.dottoressarosa.it/parlando-in-internet-la-gente-regredisce/">Parlando in Internet la gente regredisce. E’ un fatto.</a> first appeared on <a href="https://www.dottoressarosa.it">Francesca Rosa</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Vuoto a perdere&#8230;o a rendere? Dipende da noi.Tre consigli per la gestione della sofferenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dottoressa Francesca Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Feb 2017 21:44:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La perdita è l’assenza di qualcosa o qualcuno cui un tempo eravamo legati, attaccati. La perdita è una conseguenza dell’amore con pari intensità e profondità con cui abbiamo amato. Parlo non solo della perdita di una persona cara, ma delle consuete perdite quotidiane: la perdita di dignità dovuta al pregiudizio razziale o religioso, le molteplici&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>La perdita è l’assenza di qualcosa o qualcuno cui un tempo eravamo legati, attaccati.</h5>
<p>La perdita è una conseguenza dell’amore con pari intensità e profondità con cui abbiamo amato.</p>
<p>Parlo non solo della perdita di una persona cara, ma delle consuete perdite quotidiane: la perdita di dignità dovuta al pregiudizio razziale o religioso, le molteplici umiliazioni subite dalle donne, la perdita di un lavoro, la perdita dei privilegi dell’infanzia, la perdita di un amore, la fiducia spezzata.</p>
<p>Parlo di quella sofferenza sotterranea, comune a tutti che provoca dolore, un dolore che spesso non si piange.</p>
<p>E’ il dolore rimandato delle cose che non vengono portate a termine, dei tradimenti, delle opportunità perdute, dell’ennesimo insulto, dei sospetti che non ti abbandonano: un dolore che rimbomba nel cuore e nella mente e genera inquietudine.</p>
<p>E’ tutto ciò che resta inconcluso, la guarigione non ancora intrapresa.</p>
<p>Il dolore cronico è una sofferenza persistente nel cuore: un dolore irrisolto per una perdita passata che si mescola con la quotidiana sofferenza interiore che nasce da desideri insoddisfatti, dalle ambizioni disattese, dalle sconfitte continue.</p>
<p>AMMORBIDIRE IL DOLORE NELLA MENTE E NEL CORPO</p>
<p>Noi tratteniamo rigidamente il nostro dolore nelle viscere. Sì, proprio lì immagazziniamo paura, delusione, rabbia, sensi di colpa.  Se riuscissimo ad “ammorbidire” il nostro atteggiamento nei confronti delle sensazioni dolorose, queste inizieranno a sciogliersi realmente anche nel corpo, come dopo un pianto liberatorio. Si tratta di accogliere il dolore con dolcezza, con la consapevolezza di chi sa che non si può sciogliere ciò che non si riesce ad accettare.</p>
<p>COLTIVARE LA COM-PASSIONE</p>
<p>Cercare di aiutare e farsi aiutare dalle persone che abbiamo vicino a stare meglio, ci può aiutare a stabilire un nuovo ordine di idee e pensieri, per fare ed essere comunque, anche senza quel che ci manca. E’ la possibilità di cambiare un poco la prospettiva, e solamente con un Altro che mi mostra un nuovo scenario, posso aprire il cuore al nuovo, alla presenza di qualcosa che prima non c’era.</p>
<p>FARE PACE COL DOLORE STESSO</p>
<p>Ovvero il progressivo lasciare andare la sofferenza e svoltando l’angolo, dedicarsi al futuro. Il passato è parte di noi, sono le radici da cui attingiamo ogni giorno. Il passato sono le foglie della nostra vita che cadono e rivestono il nostro pavimento del cuore. Facciamo in modo che queste foglie possano diventare una base da cui ripartire per germogliare di nuovo e mostrare delle nuove foglie con un passato, ma soprattutto un grande futuro.</p>
<p>Bibliografia</p>
<p>S. Levine, <em>Il dolore inascoltato, 2005</em></p>
<p>F. Shapiro<em>, Lasciare il passato nel passato, 2012</em></p>The post <a href="https://www.dottoressarosa.it/vuoto-a-perdere-o-a-rendere/">Vuoto a perdere…o a rendere? Dipende da noi.<br>Tre consigli per la gestione della sofferenza</a> first appeared on <a href="https://www.dottoressarosa.it">Francesca Rosa</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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