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	<title>insegnante | Francesca Rosa</title>
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	<description>Dottoressa Francesca Rosa Psicologa</description>
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		<title>Le paure dei bambini: disarmarle in 5 mosse</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dottoressa Francesca Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2017 22:37:06 +0000</pubDate>
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			<p style="text-align: justify;">Il tema è complesso e delicato, sia perché i bambini sono molto diversi l’uno dall’altro, sia perché le loro paure <em>dipendono in larga misura dal nostro comportamento. </em>Vediamo allora come possiamo affrontare in maniera coerente ed efficace alle paure dei nostri bambini.</p>
<p style="text-align: justify;">1. LA PAURA E’ SOPRAVVIVENZA. E’ importante ricordare che la paura non va considerata solo come qualcosa di negativo: è funzionale, ci mette in stato di allerta e ci induce ad affrontare le cose e le persone con precauzione. La paura è un punto di passaggio quasi obbligato per lo sviluppo di un atteggiamento di esplorazione attiva, accompagnato però da uno sguardo attento e consapevole.</p>
<p style="text-align: justify;">2. NON C’E’ DA AVER PAURA. Non allarmiamoci sempre, se nostro figlio mostra di avere delle paure. In genere si tratta di paure transitorie, che possono durare da qualche ora a qualche giorno, magari rendere difficile l’addormentamento la sera, ma che, come nel caso delle storie di paura, possono avere anche un <em>effetto vaccinante</em>, soprattutto se l’adulto è lì vicino e se ne può parlare insieme. Le cosiddette <em>paure universali</em> infatti permangono fino a quando il bambino non ha sviluppato mezzi sufficienti per difendersi dai potenziali pericoli. Tali sono, per esempio: la paura di cadere, la paura del buio, la paura dei rumori forti ed improvvisi, la paura dell’acqua alta, la paura degli estranei, la paura di rimanere solo.</p>
<p style="text-align: justify;">3. INDIVIDUARE QUANDO LA PAURA DIVENTA UN OSTACOLO. La paura diviene un problema in quattro casi:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; quando certe paure universali perdurano oltre l’epoca giusta</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; quando, anche al di fuori del campo delle paure universali, non si sviluppa in misura sufficiente la capacità di far fronte a una situazione/oggetto che vanno in ogni caso affrontati (es. una scala ripida, un paio di forbici)</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; quando una certa paura, in sé giustificata, diventa troppo intensa, così che le contromisure messe in atto diventano troppo deboli</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; quando compaiono e perdurano paure apparentemente inspiegabili, perché non universali, né dovute ad un’esperienza passata specifica, né giustificate da una pericolosità reale.</p>
<p style="text-align: justify;">4. COSA NON FARE.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; innanzitutto dobbiamo fare molta attenzione quando, mossi da intenzioni educative, siamo noi stessi a suscitare delle paure. All’idea di pericolo devono venire associate spesso quelle di coraggio e prudenza, non ulteriori idee di rischio e timore.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; dovremmo poi imparare a non suscitare delle paure che non sono utili al bambino ma servono soltanto a noi, nel senso che ci garantiscono un’ubbidienza immediata (non andare in cantina perché li vive la strega cattiva, ecc.).</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; Davanti alle paure universali non dovremmo essere impazienti e forzare un processo che ha i suoi tempi. Non trascineremo il bambino, nonostante le sue resistenze, in cima a una scala. Si tratta di attendere la maturazione che provvederà ad attenuare/cancellare queste paure.</p>
<p style="text-align: justify;">5. COSA POSSIAMO FARE</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; se ci troviamo di fronte a paure immotivate indotte dall’esperienza che il bambino non riesce a superare nemmeno attraverso un atteggiamento prudente (es. è caduto dalla giostra al parco e ora non vuole più risalirci), dovremmo con pazienza e senza forzare troppo, favorire un graduale riavvicinamento all’oggetto che ha provocato la paura.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; nelle situazioni in cui nostro figlio manifesta un’emozione troppo intensa e una paura che lo blocca (interrogazioni, visite mediche, dentista, iniezione,..) possiamo <em>vaccinarlo</em> come si accennava sopra, riproducendo in casa, per gioco, le corrispondenti situazioni e mostrargli come fare per temere un po’ meno quella situazione.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; abbiamo poi la necessità di informare le persone che vivono nostro figlio (allenatore, insegnante, tata, nonni,..) dell’eccessiva emotività del bambino, perché procedano con <em>gradualità</em>, rassicurandolo ed incoraggiandolo a provare.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; se infine ci troviamo di fronte a paure strane, immotivate, che resistono alla graduale esposizione ed ostacolano l’attività quotidiana, non ignoriamo il problema, ma rivolgiamoci ad un esperto che possa aiutarci a capire cosa sta succedendo e come affrontare il problema.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Bibliografia</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>B.Petter, Il mestiere di genitore, 2013</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>G. Cappello, Crescere e far crescere, 2007</em></p>

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