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	<title>coraggio | Francesca Rosa</title>
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	<description>Dottoressa Francesca Rosa Psicologa</description>
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		<title>Vuoto a perdere&#8230;o a rendere? Dipende da noi.Tre consigli per la gestione della sofferenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dottoressa Francesca Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Feb 2017 21:44:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La perdita è l’assenza di qualcosa o qualcuno cui un tempo eravamo legati, attaccati. La perdita è una conseguenza dell’amore con pari intensità e profondità con cui abbiamo amato. Parlo non solo della perdita di una persona cara, ma delle consuete perdite quotidiane: la perdita di dignità dovuta al pregiudizio razziale o religioso, le molteplici&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>La perdita è l’assenza di qualcosa o qualcuno cui un tempo eravamo legati, attaccati.</h5>
<p>La perdita è una conseguenza dell’amore con pari intensità e profondità con cui abbiamo amato.</p>
<p>Parlo non solo della perdita di una persona cara, ma delle consuete perdite quotidiane: la perdita di dignità dovuta al pregiudizio razziale o religioso, le molteplici umiliazioni subite dalle donne, la perdita di un lavoro, la perdita dei privilegi dell’infanzia, la perdita di un amore, la fiducia spezzata.</p>
<p>Parlo di quella sofferenza sotterranea, comune a tutti che provoca dolore, un dolore che spesso non si piange.</p>
<p>E’ il dolore rimandato delle cose che non vengono portate a termine, dei tradimenti, delle opportunità perdute, dell’ennesimo insulto, dei sospetti che non ti abbandonano: un dolore che rimbomba nel cuore e nella mente e genera inquietudine.</p>
<p>E’ tutto ciò che resta inconcluso, la guarigione non ancora intrapresa.</p>
<p>Il dolore cronico è una sofferenza persistente nel cuore: un dolore irrisolto per una perdita passata che si mescola con la quotidiana sofferenza interiore che nasce da desideri insoddisfatti, dalle ambizioni disattese, dalle sconfitte continue.</p>
<p>AMMORBIDIRE IL DOLORE NELLA MENTE E NEL CORPO</p>
<p>Noi tratteniamo rigidamente il nostro dolore nelle viscere. Sì, proprio lì immagazziniamo paura, delusione, rabbia, sensi di colpa.  Se riuscissimo ad “ammorbidire” il nostro atteggiamento nei confronti delle sensazioni dolorose, queste inizieranno a sciogliersi realmente anche nel corpo, come dopo un pianto liberatorio. Si tratta di accogliere il dolore con dolcezza, con la consapevolezza di chi sa che non si può sciogliere ciò che non si riesce ad accettare.</p>
<p>COLTIVARE LA COM-PASSIONE</p>
<p>Cercare di aiutare e farsi aiutare dalle persone che abbiamo vicino a stare meglio, ci può aiutare a stabilire un nuovo ordine di idee e pensieri, per fare ed essere comunque, anche senza quel che ci manca. E’ la possibilità di cambiare un poco la prospettiva, e solamente con un Altro che mi mostra un nuovo scenario, posso aprire il cuore al nuovo, alla presenza di qualcosa che prima non c’era.</p>
<p>FARE PACE COL DOLORE STESSO</p>
<p>Ovvero il progressivo lasciare andare la sofferenza e svoltando l’angolo, dedicarsi al futuro. Il passato è parte di noi, sono le radici da cui attingiamo ogni giorno. Il passato sono le foglie della nostra vita che cadono e rivestono il nostro pavimento del cuore. Facciamo in modo che queste foglie possano diventare una base da cui ripartire per germogliare di nuovo e mostrare delle nuove foglie con un passato, ma soprattutto un grande futuro.</p>
<p>Bibliografia</p>
<p>S. Levine, <em>Il dolore inascoltato, 2005</em></p>
<p>F. Shapiro<em>, Lasciare il passato nel passato, 2012</em></p>The post <a href="https://www.dottoressarosa.it/vuoto-a-perdere-o-a-rendere/">Vuoto a perdere…o a rendere? Dipende da noi.<br>Tre consigli per la gestione della sofferenza</a> first appeared on <a href="https://www.dottoressarosa.it">Francesca Rosa</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Le paure dei bambini: disarmarle in 5 mosse</title>
		<link>https://www.dottoressarosa.it/le-paure-dei-bambini-disarmarle-5-mosse/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dottoressa Francesca Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2017 22:37:06 +0000</pubDate>
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			<p style="text-align: justify;">Il tema è complesso e delicato, sia perché i bambini sono molto diversi l’uno dall’altro, sia perché le loro paure <em>dipendono in larga misura dal nostro comportamento. </em>Vediamo allora come possiamo affrontare in maniera coerente ed efficace alle paure dei nostri bambini.</p>
<p style="text-align: justify;">1. LA PAURA E’ SOPRAVVIVENZA. E’ importante ricordare che la paura non va considerata solo come qualcosa di negativo: è funzionale, ci mette in stato di allerta e ci induce ad affrontare le cose e le persone con precauzione. La paura è un punto di passaggio quasi obbligato per lo sviluppo di un atteggiamento di esplorazione attiva, accompagnato però da uno sguardo attento e consapevole.</p>
<p style="text-align: justify;">2. NON C’E’ DA AVER PAURA. Non allarmiamoci sempre, se nostro figlio mostra di avere delle paure. In genere si tratta di paure transitorie, che possono durare da qualche ora a qualche giorno, magari rendere difficile l’addormentamento la sera, ma che, come nel caso delle storie di paura, possono avere anche un <em>effetto vaccinante</em>, soprattutto se l’adulto è lì vicino e se ne può parlare insieme. Le cosiddette <em>paure universali</em> infatti permangono fino a quando il bambino non ha sviluppato mezzi sufficienti per difendersi dai potenziali pericoli. Tali sono, per esempio: la paura di cadere, la paura del buio, la paura dei rumori forti ed improvvisi, la paura dell’acqua alta, la paura degli estranei, la paura di rimanere solo.</p>
<p style="text-align: justify;">3. INDIVIDUARE QUANDO LA PAURA DIVENTA UN OSTACOLO. La paura diviene un problema in quattro casi:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; quando certe paure universali perdurano oltre l’epoca giusta</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; quando, anche al di fuori del campo delle paure universali, non si sviluppa in misura sufficiente la capacità di far fronte a una situazione/oggetto che vanno in ogni caso affrontati (es. una scala ripida, un paio di forbici)</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; quando una certa paura, in sé giustificata, diventa troppo intensa, così che le contromisure messe in atto diventano troppo deboli</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; quando compaiono e perdurano paure apparentemente inspiegabili, perché non universali, né dovute ad un’esperienza passata specifica, né giustificate da una pericolosità reale.</p>
<p style="text-align: justify;">4. COSA NON FARE.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; innanzitutto dobbiamo fare molta attenzione quando, mossi da intenzioni educative, siamo noi stessi a suscitare delle paure. All’idea di pericolo devono venire associate spesso quelle di coraggio e prudenza, non ulteriori idee di rischio e timore.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; dovremmo poi imparare a non suscitare delle paure che non sono utili al bambino ma servono soltanto a noi, nel senso che ci garantiscono un’ubbidienza immediata (non andare in cantina perché li vive la strega cattiva, ecc.).</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; Davanti alle paure universali non dovremmo essere impazienti e forzare un processo che ha i suoi tempi. Non trascineremo il bambino, nonostante le sue resistenze, in cima a una scala. Si tratta di attendere la maturazione che provvederà ad attenuare/cancellare queste paure.</p>
<p style="text-align: justify;">5. COSA POSSIAMO FARE</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; se ci troviamo di fronte a paure immotivate indotte dall’esperienza che il bambino non riesce a superare nemmeno attraverso un atteggiamento prudente (es. è caduto dalla giostra al parco e ora non vuole più risalirci), dovremmo con pazienza e senza forzare troppo, favorire un graduale riavvicinamento all’oggetto che ha provocato la paura.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; nelle situazioni in cui nostro figlio manifesta un’emozione troppo intensa e una paura che lo blocca (interrogazioni, visite mediche, dentista, iniezione,..) possiamo <em>vaccinarlo</em> come si accennava sopra, riproducendo in casa, per gioco, le corrispondenti situazioni e mostrargli come fare per temere un po’ meno quella situazione.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; abbiamo poi la necessità di informare le persone che vivono nostro figlio (allenatore, insegnante, tata, nonni,..) dell’eccessiva emotività del bambino, perché procedano con <em>gradualità</em>, rassicurandolo ed incoraggiandolo a provare.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; se infine ci troviamo di fronte a paure strane, immotivate, che resistono alla graduale esposizione ed ostacolano l’attività quotidiana, non ignoriamo il problema, ma rivolgiamoci ad un esperto che possa aiutarci a capire cosa sta succedendo e come affrontare il problema.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Bibliografia</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>B.Petter, Il mestiere di genitore, 2013</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>G. Cappello, Crescere e far crescere, 2007</em></p>

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