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	<title>Dottoressa Francesca Rosa | Francesca Rosa</title>
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	<description>Dottoressa Francesca Rosa Psicologa</description>
	<lastBuildDate>Thu, 01 Feb 2018 20:57:30 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Dottoressa Francesca Rosa | Francesca Rosa</title>
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		<title>Febbraio, tempo di pagelle….</title>
		<link>https://www.dottoressarosa.it/febbraio-tempo-pagelle/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dottoressa Francesca Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Feb 2018 20:44:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Finisce il primo quadrimestre ed ecco, come ogni anno, l’appuntamento con le schede di valutazione, attesissime, ma spesso altrettanto temute e portatrici di stati ansiosi, quando subentrano fatiche emotive o difficoltà di apprendimento ed organizzazione dello studio. Ormai, con la digitalizzazione dei voti, la pagella non dovrebbe più essere una sorpresa, né per il bambino&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Finisce il primo quadrimestre ed ecco, come ogni anno, l’appuntamento con le schede di valutazione, attesissime, ma spesso altrettanto temute e portatrici di stati ansiosi, quando subentrano fatiche emotive o difficoltà di apprendimento ed organizzazione dello studio.<br />
Ormai, con la digitalizzazione dei voti, la pagella non dovrebbe più essere una sorpresa, né per il bambino e l’adolescente, né per i genitori. Ma rimane un momento delicato, soprattutto per improntare al meglio il quadrimestre successivo.<br />
Ecco i <u>miei 5 consigli per gestire il momento pagella</u> nel migliore dei modi e renderlo momento di unione e forza per i nostri figli.</p>
<div align="justify">
<ol>
<li><strong>POSITIVITA’ </strong>– Ovviamente cerchiamo di valorizzare prima di tutto le valutazioni positive, e passare poi agli eventuali voti negativi con frasi tipo: “Vedi, qui abbiamo da fare! Vediamo come ci possiamo organizzare… tu cosa ne pensi?” oppure “Dai, lo sapevamo che qui c’è un problema. Dobbiamo lavorare…” e non invece con frasi tipo “Te lo avevo detto, non hai voluto ascoltarmi”, perché il bambino ormai non può più rimediare! L’idea che vorrei trasmettervi è quella del poter FARE QUALCOSA PER MIGLIORARE: al di là del voto in sé, credo sia fondamentale per i nostri figli imparare che ci si deve impegnare per migliorare e aggiustarsi, con il nostro aiuto ovviamente. E quindi anche il voto, può essere sistemato, con la strategia ed i consigli giusti.</li>
</ol>
<ol>
<li><strong>SERIETA’ E COLLABORAZIONE</strong> &#8211; Soprattutto se si tratta della prima pagella e quindi di bimbi in prima elementare, bisogna vivere il momento con serietà ma non con pesantezza. E’ importante passare ai propri figli l’idea che la pagella serve per far capire a che punto del proprio percorso di apprendimento si trova ciascuno, se c’è un buon metodo di studio oppure no; le insegnanti danno valutazioni sulla materia e non sulla persona, è dunque fondamentale far percepire la nostra vicinanza ai docenti e la profonda collaborazione che ci deve essere tra scuola e famiglia.</li>
</ol>
</div>
<p align="justify"><strong> </strong></p>
<div align="justify">
<ol>
<li><strong>ANALIZZARE CON ATTENZIONE LA SITUAZIONE</strong> – se la pagella è negativa, considerate tutti i fattori possibili. Ad esempio ricordate che nei momenti di passaggio un calo può essere fisiologico, perché quando il corpo cresce la testa rallenta. In ogni caso un brutto voto ci dice qualcosa, e va dunque interpretato come un “sintomo”. Bisogna identificare le possibili cause di un brutto voto: può esserci una fatica nell’apprendimento, dovuta al carico di lavoro, al fatto che la scuola è diventata troppo difficile; in altri casi il metodo di studio va potenziato perché l’apprendimento è superficiale e non va in profondità.</li>
</ol>
<ol>
<li><strong>TROVATE TEMPO e SPAZIO</strong> &#8211; Succede anche che dietro la pagella ci siano messaggi relazionali, che un brutto voto simboleggi una necessità del bambino, ad esempio di maggiori attenzioni. E’ INDISPENSABILE dedicare ai propri figli del tempo esclusivo: solo così potranno avere il modo e lo spazio per raccontarvi cosa c’è dietro una brutta pagella e confidarvi le loro difficoltà. Provare per credere!</li>
</ol>
</div>
<div align="justify">
<ol>
<li><strong>STIMOLARE LA CURIOSITA’</strong> &#8211; Un’altra regola per invogliare i bambini è stimolare la curiosità. Ad esempio nel fare i compiti è utile una frase come: “Fammi vedere come fai questa cosa? Sai che non me lo ricordo più?” Ed anche il confronto continuo e la collaborazione costruttiva con i docenti sono passaggi fondamentali per individuare le fatiche dei propri figli e le strategie per superarle.</li>
</ol>
</div>
<p align="justify">Ricordate infine che per valutare eventuali difficoltà di apprendimento, per potenziare attenzione e metodo di studio, uno specialista può essere di aiuto anche solo per trovare spazi di ascolto e di dialogo nel rapporto genitori-figli.</p>
<p align="right">Dott.ssa Rosa Francesca</p>The post <a href="https://www.dottoressarosa.it/febbraio-tempo-pagelle/">Febbraio, tempo di pagelle….</a> first appeared on <a href="https://www.dottoressarosa.it">Francesca Rosa</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La noia come motore della passione:come utilizzarla e perchè</title>
		<link>https://www.dottoressarosa.it/la-noia-come-motore-della-passione-come-utilizzarla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dottoressa Francesca Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 May 2017 22:25:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ovvero perché “la ciotola è utile perché è vuota” (componimento zen) Cari genitori, fra qualche settimana i vostri bambini e ragazzi termineranno la scuola e inizierà per loro il tanto atteso periodo estivo e vacanziero. Vi vedo già preoccupati ed indaffarati per trovare loro attività, esperienze, campus sportivi, oratori estivi, ecc per tenerli impegnati. Vi&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ovvero perché “<em>la ciotola è utile perché è vuota</em>” (componimento zen)</strong></p>
<p>Cari genitori, fra qualche settimana i vostri bambini e ragazzi termineranno la scuola e inizierà per loro il tanto atteso periodo estivo e vacanziero. Vi vedo già preoccupati ed indaffarati per trovare loro attività, esperienze, campus sportivi, oratori estivi, ecc per tenerli impegnati.</p>
<p>Vi propongo una riflessione in controtendenza…  Buona lettura!</p>
<p>La noia è un SENTIMENTO dalla natura multiforme, con varie manifestazioni della stessa natura di ira, dolore, dispiacere.</p>
<p>Troviamo vari tipi di manifestazioni: la NOIA QUIETA e la NOIA IRREQUIETA: il fare a tutti i costi con eccitazione, agitazione, il frenetico passaggio da un’attività all’altra (IPERATTVISMO).</p>
<p>Abbiamo poi una NOIA SITUAZIONALE (contingente, legata ad uno specifico oggetto, ambiente, relazione. Se cambio oggetto, ambiente, relazione la noia se ne va) ed una NOIA ASITUAZIONALE che ostacola ogni esperienza di piacere che col tempo può diventare cronica. Di per sé nessun sentimento umano è patologico: Ira, dolore, dispiacere, noia…. Diventano patologici quando diventano il modo unico e principale di leggere la realtà e, soprattutto non permettono più di cogliere il SIGNIFICATO di quel sentimento, cosa in realtà nasconde.</p>
<p>Dobbiamo indagare cosa caratterizza uno specifico momento di noia.</p>
<p>Alcuni miti da sfatare…..</p>
<ul>
<li>LA NOIA NON E’ APATIA. L’apatico non desidera più nulla, non attende più nulla. Non desidera perché niente arriverà o niente sarà come quello che un tempo desiderava, e di questo ne è CONSOLATO. L’annoiato invece continua a desiderare: nella noia sparisce l’oggetto del desiderio, non il desiderio. L’annoiato resta in uno stato tensivo, di inquietudine, di agonia, molto dispendioso a livello energetico, in attesa di quella cosa, quella situazione, quella persona che non arriva.</li>
<li>LA NOIA NON E’ UN VUOTO La noia è la conseguenza di una necessità di difesa. Se ci fosse davvero un vuoto, lo riempirei con qualcosa, ma io non ho questo qualcosa. Quindi questo vuoto non è un contenitore ma un CONTENUTO. E’ assenza di progettualità, di futuro. Ed è assenza anche di passato (ci sono i ricordi, che non voglio ricordare, perché mi inquietano, mi fanno ripensare agli oggetti che non ho).</li>
<li>LA NOIA E’ DENTRO DI NOI. Quasi sempre facciamo fatica a comprendere che questo contenuto vuoto è dentro di noi; per questo è più semplice pensare che il vuoto sia fuori di noi, è una consolazione per noi pensarlo. Quindi ci attiviamo per FARE, per fare in modo che da fuori arrivino cose che aggiustino, che riempiano. <em>Ma il segreto è essere, non fare; svuotare e non riempire</em>.</li>
</ul>
<p>Quando si è piccoli è impossibile annoiarsi, perché se si segue la giornata di un bambino, ci si accorgerà che il ritmo al quale è sottoposto è incalzante. Dopo la mattinata scolastica, i bambini hanno la giornata carica di impegni: il catechismo, il corso di inglese, la piscina, il corso di pittura, il corso di recitazione, il corso di tennis, le ripetizioni, l’ora di musica. E, se si chiede ai genitori il perché di tanti corsi, molti risponderanno che nella società di oggi bisogna preparare i bambini a essere attivi e competitivi, ad avere prestazioni molto alte in tutti i campi, per poter avere successo nella vita. DEVE ESSERCI invece un tempo per essere tristi, pensierosi, annoiati, PERCHE’ SI CREI uno spazio per capire chi si è e che cosa si desidera!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma come funziona la noia? Il fenomeno non è stato ancora completamente spiegato, ma la scienza è sempre più convinta che la noia rappresenti uno stato creativamente fertile da cui il cervello ri-parte per trovare soluzioni originali. La noia è un momento di calma piatta soltanto apparente. Il nostro cervello riorganizza il materiale inconscio, a cui basta davvero poco per farsi notare dalla coscienza.</p>
<p>Così, quando si focalizza l’attenzione, si colgono nuove intuizioni. Assomiglia molto a quello che succede nella fase di incubazione del processo creativo. La noia è uno spazio dove possiamo entrare in contatto con noi stessi e con le nostre aspirazioni, perché la nostra mente riempie il vuoto con domande, idee e progetti.</p>
<p>E’ anche la situazione giusta per capire meglio cosa è davvero importante per noi.</p>
<p>Come fare?</p>
<ul>
<li>Non incoraggiare all’azione (riempire) ma insegnare a stare. Quello che conta è avere una maggiore consapevolezza della noia. Non assilliamo/ci (finiremmo per entrare o far entrare in ansia) pensando di star sprecando tempo;</li>
<li>Aiutare e aiutarci ad abbandonare la pretesa che qualcosa/qualcuno ci aiuti, faccia e sia al posto nostro;</li>
<li>Non ci sono d’aiuto le nuove tecnologie, che anzi ci sottraggono le occasioni per annoiarci. Il pericolo maggiore è per i bambini, a cui viene tolta la possibilità di imparare a sognare ad occhi aperti, abilità fondamentale per sviluppare da adulti il proprio pensiero creativo;</li>
<li>Aiutare a guardarsi dentro e capire che SIGNIFICATO ha per noi questo momento di noia: cosa ci sta frenando togliendoci l’entusiasmo iniziale? Forse siamo preoccupati di fallire?</li>
</ul>
<p>La prossima volta che ci annoieremo, non scrolliamo all’infinito la timeline di un social network.</p>
<p>Dalla noia può uscire un’intuizione originale, quindi viviamola come una transizione naturale verso la creatività.</p>
<p><em>Essere capaci di riempire intelligentemente le ore di ozio è l’ultimo prodotto della civiltà, e al giorno d’oggi pochissime persone hanno raggiunto questo livello.</em></p>
<p><em>(Bertrand Russell)</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Dott.ssa Rosa</p>
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		<item>
		<title>Parlare della separazione ai bambini</title>
		<link>https://www.dottoressarosa.it/parlare-della-separazione-ai-bambini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dottoressa Francesca Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Mar 2017 21:09:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La famiglia è una istituzione misteriosa se si considera che è sempre esistita in tutte le società umane del presente e del passato, ma che può avere strutture molto diverse. I bambini sono inclini ad accettare ciò che trovano: per loro va bene la famiglia in cui nascono, purchè abbia alcune caratteristiche irrinunciabili: &#8211;          Affetto&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>La famiglia è una istituzione misteriosa</strong> se si considera che è sempre esistita in tutte le società umane del presente e del passato, ma che può avere strutture molto diverse. I bambini sono inclini ad accettare ciò che trovano: per loro va bene la famiglia in cui nascono, purchè abbia alcune caratteristiche irrinunciabili:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;          Affetto</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;          Rispetto dei tempi di sviluppo e di loro stessi come individui</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;          Disponibilità e responsabilità degli adulti</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;          Stabilità</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;          Sostegno nella crescita</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;          Autenticità nei rapporti</p>
<p style="text-align: justify;">A traumatizzarli sono i cambiamenti improvvisi, le perdite delle figure di attaccamento, le liti ripetute e croniche, l’indifferenza, il caos educativo, l’assenza di linee di condotta, la solitudine, l’abbandono.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ proprio per questi motivi che i bambini a volere la separazione dei propri genitori sono pochi, ma ci sono. Ciò accade soltanto quanto le violenze e i litigi sono continui e loro sono abbastanza grandi da capire che non c’è altra via d’uscita. In tutti gli altri casi, i figli subiscono la scelta degli adulti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nei bambini c’è la paura latente di poter essere abbandonati, </strong>e la separazione rende reale e tangibile questa paura. <strong>Ma l’intensità dell’emozione varia però in rapporto alle azioni e reazioni degli adulti.</strong> E’ massima quando vi è una forte conflittualità, i genitori non comunicano ai figli la decisione, non li rassicurano sul fatto che continueranno a vedersi, danno l’impressione di non avere il controllo della situazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, uno dei compiti, dei doveri delle coppie che si separano è perciò quello di SPIEGARE CiO’ CHE STA AVVENENDO.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo compito di una coppia che si separa è  QUELLO DI NON COINVOLGERE I FIGLI NELLE PROPRIE DIMANICHE SENTIMENTALI, cioè non strumentalizzarli per “vincere” sull’ex partner attraverso di loro.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ un diritto dei figli assorbire un cambiamento esistenziale che loro non ha ricercato senza grossi traumi e per questo servono PAROLE CHIARE E RASSICURANTI. Hanno bisogno di ritrovare al più presto la tranquillità e per questo serve anche saper tacere su particolari che possono turbarli o mettere in cattiva luce un papà o una mamma in cui si identificano o di cui hanno bisogno per essere rassicurati sulla loro identità di maschio o femmina. I figli che diventano i confidenti dei genitori devono reggere un carico troppo pesante per le loro spalle.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>1° passo: comunicare la separazione</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il genitore che se ne va urlando, sbattendo la porta, per un bambino, è un genitore che non torna più. E non di rado i bambini si sentono colpevoli di ciò. Anche scomparire adducendo un viaggio, un impegno di lavoro, genera angosce e tormento: nella mente del bambino il genitore equivale ad essere morto, sente che non lo rivedrà mai più.</p>
<p style="text-align: justify;">I bambini sono sensibili all’autenticità, vivono che non è verità quella che gli stiamo dicendo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>2° passo: chiarezza e brevità</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nel comunicare la notizia bisogna essere chiari ma e non dilungarsi: generalmente i bambini sono troppo scossi per poter sentire altre spiegazioni. Potrete tornare sull’argomento in seguito, rispondendo alle loro domande e chiarendo che non hanno alcuna colpa circa l’accaduto.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>3° passo: Dare la notizia preferibilmente insieme</em></p>
<p style="text-align: justify;">Questo elimina la possibilità che il bimbo pensi di poter fare qualcosa per convincere l’altro o per non credere realmente a ciò che gli state dicendo, cioè la possibilità che si senta responsabile. Se non è possibile, spiegare chiaramente al bambino che si tratta di una decisione presa insieme “io e la mamma abbiamo deciso….”.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>4° passo: annunciare la decisone prima che venga messa in pratica  </em></p>
<p style="text-align: justify;">E’ bene parlarne insieme, senza perdere la calma, senza accusare, senza fornire dettagli inutili o angoscianti e consentendo ai figli di porre domande, di esprimere dispiacere e timori. I figli devono avere la sensazione che la situazione, sia pur spiacevole, è sotto controllo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>5° passo: sforzarsi di tenere separati i propri sentimenti da quelli dei figli</em></p>
<p style="text-align: justify;">Non solo per tenerli fuori da dinamiche che non li riguardano, ma soprattutto perché se utilizzati come messaggeri/spie possono arrivare a dubitare delle proprie percezioni, confondersi e alla fine convincersi di essere loro la causa dei problemi della coppia. E man mano impareranno ad usare quelle stesse strategie di manipolazione che sono state utilizzate con loro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Con i bambini più piccoli si può ricorrere al racconto</strong>, come ci suggerisce Anna O. Ferraris nel suo libro “<em>Le domande dei bambini</em>”. La questione è ambientata in tutt’altro scenario e i personaggi sono degli animali che catturano l’attenzione del bambino che viene indotto a identificarsi con loro perché vi trova aspetti della propria vicenda personale.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono momenti certamente difficili, ma non è questo a spaventare i bambini. La difficoltà spaventa noi adulti.</p>
<p style="text-align: justify;">Credo fermamente sia meglio una verità breve e difficile che un lungo scorrere di bugie e silenzi. La differenza la fa la vostra autenticità, che fa sempre rima con responsabilità.</p>The post <a href="https://www.dottoressarosa.it/parlare-della-separazione-ai-bambini/">Parlare della separazione ai bambini</a> first appeared on <a href="https://www.dottoressarosa.it">Francesca Rosa</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Parlando in Internet la gente regredisce. E&#8217; un fatto.</title>
		<link>https://www.dottoressarosa.it/parlando-in-internet-la-gente-regredisce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dottoressa Francesca Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2017 13:01:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> Nel 1996 Norman Holland, iniziava in questo modo il suo lavoro “Internet Regression”. Poi procedeva confermando la sua affermazione, con un&#8217;intrigante analisi psicoanalitica di ciò che egli considera i tre segni più importanti del comportamento regressivo nello spazio cibernetico: gli insulti le molestie sessuali l’aumento della generosità Vediamo insieme l’attualità di un libro scritto 30&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> Nel 1996 Norman Holland, iniziava in questo modo il suo lavoro “<em>Internet Regression</em>”. Poi procedeva confermando la sua affermazione, con un&#8217;intrigante analisi psicoanalitica di ciò che egli considera i tre segni più importanti del comportamento regressivo nello spazio cibernetico:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">gli insulti</li>
<li style="text-align: justify;">le molestie sessuali</li>
<li style="text-align: justify;">l’aumento della generosità</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Vediamo insieme l’attualità di un libro scritto 30 anni fa, agli albori dell’era digitale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che l&#8217;automobile, la barca, l&#8217;aereo, il fucile, fanno per il corpo, il computer lo fa per la mente. In questa pseudo-fisicità, gli uomini entrano facilmente nel gioco identitario del <em>mio-è-più-grosso-del-tuo</em>. Il mio cellulare, il mio pc, il mio schermo è più grosso o più veloce o più nuovo o più potente del tuo. In termini psicoanalitici e relazionali stiamo parlando di <em>identità</em>. <em>Io sono più … di te. Io esisto, tu meno.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nel contesto cibernetico allora, “l&#8217;insulto” è come un gestaccio fatto ad altri conducenti dall&#8217;interno dell&#8217;automobile. Il guidare è un&#8217;attività che mette in gioco la propria identità come usare il computer e chi guida identifica se stesso con la propria auto, sentendosi sicuro dentro il suo bozzolo d&#8217;acciaio come “il guidatore” del computer si sente sicuro dalla distanza e dall&#8217;anonimato.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo spazio cibernetico e la macchina che ci mette in contatto, il pc, rappresenta una rassicurante alternativa all&#8217;umano. In alcuni casi pare proprio una specie di <em>genitore</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, il computer premia il buon comportamento del suo umano – il programma funziona, ma non punisce. La macchina non giudica colui che la usa in modo inadeguato. Piuttosto, scoperta la misera performance da parte del suo umano, il computer la ignora e aspetta pazientemente il prossimo input. Il computer è come un genitore che ha grandi speranze su di te e ricompensa i tuoi risultati anche se sono meno che ottimi. La macchina offre sempre ulteriori traguardi a cui mirare, e questi sono realistici e sta a te decidere se seguirli o meno. Se il computer è un genitore impegnativo, è anche molto <em>permissivo</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; permissivo anche in un altro senso. E&#8217; totalmente <em>anonimo</em>. Rivelandoci alle persone reali, ci si può fare del male, si può soffrire.. ma al computer si può dire qualsiasi cosa, perchè non ti giudica né ti critica.</p>
<p style="text-align: justify;">La macchina porta via alcuni aspetti della comunicazione umana, ma ne aggiunge altri. Notoriamente il pc aggiunge quel particolare di <em>mezza umanità</em> con cui noi ci relazioniamo. Noi rimandiamo alle persone con cui parliamo in Internet sentimenti misti di utilità e di rabbia. La frustrazione emerge come insulto quando qualche disgraziato “neofita” chiede ancora una volta un FAQ (una domanda posta più frequentemente). Ma noi siamo propensi anche a fare delle cose utili per qualche anima bisognosa dall&#8217;altra parte del computer, come diffondere un appello, dare informazioni ai nostri concittadini, partecipare ad una raccolta alimentare, postare una ricetta per una deliziosa torta al formaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Insulto e disponibilità verso l&#8217;altro dimostrano le emozioni ambivalenti che sentiamo verso il computer. E’ chiaro come <em>l&#8217;anonimato</em> e questa <em>fusione con il pc</em>, spieghino come mai ci sia così tanto sesso su Internet.</p>
<p style="text-align: justify;">In breve,<em> quando comunichiamo in Internet, noi costruiamo una relazione con altre persone che presupponiamo avere meno umanità della macchina, perché il rapporto è mediato proprio dalla macchina stessa</em>. Questo è il modo in cui i tre segni della regressione in Internet entrano in gioco: i nostri sentimenti verso il computer come computer diventano i nostri sentimenti verso le persone alle quali inviamo l&#8217;e-mail o i messaggi di posta elettronica. Noi umani insultiamo le persone come se essi o esse fossero qualcosa di insensibile, una macchina che non può essere ferita. Noi umani molestiamo la macchina come se fosse una persona e potesse interagire con noi, offrendo sesso con compiacenza. Noi umani ci sentiamo aperti e generosi verso il computer perché il computer è aperto e generoso con noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il risultato finale è la <em>mancanza di inibizione</em>. La gente esprime amore e aggressività ad un livello tale come non si permetterebbe mai di fare faccia a faccia.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla luce di queste intuitive considerazioni, mi chiedo come l’identità di un adolescente possa formarsi autentica e sicura  &#8211; se non accompagnato da un adulto (che come tale dovrebbe avere un’identità solida e formata) sia nel mondo reale che, soprattutto, in quello virtuale &#8211; in questa fitta rete di relazioni, significati e dinamiche, poco chiare anche a noi adulti, talvolta.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi invito a riflettere, e a non permettere che per i vostri figli ci sia solamente la realtà virtuale, perché non basta per crescere uomini e donne sapiens sapiens.</p>The post <a href="https://www.dottoressarosa.it/parlando-in-internet-la-gente-regredisce/">Parlando in Internet la gente regredisce. E’ un fatto.</a> first appeared on <a href="https://www.dottoressarosa.it">Francesca Rosa</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il bullismo: un fenomeno tra disagio e solitudine</title>
		<link>https://www.dottoressarosa.it/bullismo-un-fenomeno-disagio-solitudine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dottoressa Francesca Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2017 10:52:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ieri, 7 febbraio, si è celebrata la prima giornata nazionale contro il Bullismo e il Cyberbullismo. Vogliamo, oggi,  proporvi una riflessione pragmatica sulle caratteristiche psicologiche di una delle più diffuse forme di oppressione del nostro tempo, sull’imposizione di una gerarchiaperpetrata spesso da un gruppo di persone verso un individuo più debole, che se continua nel&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;">Ieri, 7 febbraio, si è celebrata la prima giornata nazionale contro il Bullismo e il Cyberbullismo.</h5>
<p style="text-align: justify;">Vogliamo, oggi,  proporvi una riflessione pragmatica sulle caratteristiche psicologiche di una delle più diffuse forme di oppressione del nostro tempo, sull’imposizione di una gerarchiaperpetrata spesso da un gruppo di persone verso un individuo più debole, che se continua nel tempo, si trasforma in una delle trappole più nere per l’autostima di un bambino e di un ragazzo (anzi, quasi più diffuso nel genere femminile).</p>
<p style="text-align: justify;">Vorremmo sottolineare proprio due aspetti fondanti il fenomeno del bullismo, i quali sono anche la chiave per poterlo combattere:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;          La <strong>continuità nel tempo</strong>: uno scherzo, una presa in giro anche di cattivo gusto fra ragazzi, non è bullismo. Diventa bullismo se avviene tutti i giorni o se comunque acquista una certa regolarità e cadenza.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;          L’<strong>asimmetria relazionale</strong>: il bullo colpisce sempre un individuo emotivamente poco sicuro di sé, titubante, indifeso, scarsamente tendente alla ribellione fisica o verbale.</p>
<p style="margin-left: 18pt; text-align: justify;">Riuscire a scovare e spezzare questi due aspetti, è il vero inizio del processo di controllo del fenomeno e della successiva risoluzione.</p>
<p style="margin-left: 18pt; text-align: justify;"><strong><u>COME POSSIAMO FARE</u></strong></p>
<p style="margin-left: 18pt; text-align: justify;">1.<u>non sottovalutiamo i “sintomi” e gli indicatori</u></p>
<p style="margin-left: 18pt; text-align: justify;">I “sintomi” che ci avvisano che siamo di fronte ad un fenomeno di bullismo sono, in realtà, gli stessi di molte altre situazioni di difficoltà attraversate dai nostri figli. Quindi dobbiamo prestare ancora maggior attenzione!</p>
<p style="margin-left: 18pt; text-align: justify;"><strong>La vittima</strong> potrebbe mostrare…</p>
<p style="margin-left: 36pt; text-align: justify;">ü  <em>Sintomi fisici</em>: mal di pancia, mal di stomaco, mal di testa soprattutto alla mattina prima di andare a scuola</p>
<p style="margin-left: 36pt; text-align: justify;">ü  <em>Sintomi psicologici</em>: disturbi del sonno, incubi, attacchi d’ansia</p>
<p style="margin-left: 36pt; text-align: justify;">ü  Problemi di concentrazione e apprendimento, calo del rendimento scolastico</p>
<p style="margin-left: 36pt; text-align: justify;">ü  Riluttanza nell’andare a scuola, disinvestimento nelle attività scolastiche</p>
<p style="margin-left: 36pt; text-align: justify;">ü  Svalutazione della propria identità, scarsa autostima</p>
<p style="text-align: justify;">Potrebbero inoltre esserci degli <u>indicatori più concreti</u>, che dovrebbero insospettirci:</p>
<p style="margin-left: 36pt; text-align: justify;">&#8211;          Torna da scuola con i vestiti sgualciti e con libri o oggetti rovinati</p>
<p style="margin-left: 36pt; text-align: justify;">&#8211;          Ha lividi, ferite, tagli e graffi di cui non si può dare una spiegazione naturale</p>
<p style="margin-left: 36pt; text-align: justify;">&#8211;          Non porta a casa compagni di classe/coetanei e raramente trascorre del tempo con loro</p>
<p style="margin-left: 36pt; text-align: justify;">&#8211;          Non ha nessun amico per il tempo libero</p>
<p style="margin-left: 36pt; text-align: justify;">&#8211;          Non viene invitato alle feste</p>
<p style="margin-left: 36pt; text-align: justify;">&#8211;          È timoroso e riluttante nell’andare a scuola la mattina (ha scarso appetito, mal di stomaco, mal di testa)</p>
<p style="margin-left: 36pt; text-align: justify;">&#8211;          Sceglie percorsi più lunghi per il tragitto scuola/casa</p>
<p style="margin-left: 36pt; text-align: justify;">&#8211;          Dorme male e fa brutti sogni</p>
<p style="margin-left: 36pt; text-align: justify;">&#8211;          Il rendimento scolastico e l’interesse per la scuola diminuiscono</p>
<p style="margin-left: 36pt; text-align: justify;">&#8211;          Ha frequenti sbalzi di umore: sembra infelice, triste, depresso e spesso manifesta irritazione e scatti d’ira</p>
<p style="margin-left: 36pt; text-align: justify;">&#8211;          Chiede o ruba denaro alla famiglia (per assecondare i bulli)</p>
<p style="text-align: justify;">Il bullo, invece, potrebbe mostrarsi come un ragazzo o una ragazza che:</p>
<p style="margin-left: 36pt; text-align: justify;">&#8211;          Prende in giro ripetutamente e in modo pesante</p>
<p style="margin-left: 36pt; text-align: justify;">&#8211;          Rimprovera</p>
<p style="margin-left: 36pt; text-align: justify;">&#8211;          Intimidisce</p>
<p style="margin-left: 36pt; text-align: justify;">&#8211;          Minaccia</p>
<p style="margin-left: 36pt; text-align: justify;">&#8211;          Tira calci, pugni e spinge</p>
<p style="margin-left: 36pt; text-align: justify;">&#8211;          Danneggia cose</p>
<p style="text-align: justify;">2. <u>avere, come adulti di riferimento, una posizione chiara</u></p>
<p style="text-align: justify;">Che si sia genitori di bulli e bolle, o di vittime, le indicazioni sono le medesime: essere esempi di autenticità e forza d’animo:</p>
<p style="margin-left: 36pt; text-align: justify;">&#8211;          regole, elogi e sanzioni quando e dove servono, senza timore o paura di sbagliare;</p>
<p style="margin-left: 36pt; text-align: justify;">&#8211;          aprire alla collaborazione scuola-famiglia, domandare ai docenti, informarsi e partecipare alla vita scolastica del proprio figlio;</p>
<p style="margin-left: 36pt; text-align: justify;">&#8211;          Gestire le regole in maniera condivisa coi i figli e con la scuola, senza creare allarmismi ma mantenendo un dialogo e un pensiero produttivo</p>
<p style="margin-left: 36pt; text-align: justify;">&#8211;          Aumentare, se carente, il coinvolgimento nella vita del figlio</p>
<p style="margin-left: 36pt; text-align: justify;">&#8211;          Aiutare i ragazzi a sperimentare forme di collaborazione anche fuori da scuola, facendo loro intraprendere attività extra-scolastiche (sportive, di volontariato, scoutismo,…): ai bambini e ai ragazzi serve un contesto saldo di riferimento, come serve un argine al fiume per scorrere sereno;</p>
<p style="margin-left: 36pt; text-align: justify;">&#8211;          Favorire momenti di socializzazione positiva</p>
<p style="margin-left: 36pt; text-align: justify;">&#8211;          Lavorare verso l’autonomia del proprio figlio</p>
<p style="margin-left: 36pt; text-align: justify;">&#8211;          Aiutare il proprio figlio a prendere consapevolezza dei suoi atteggiamenti</p>
<p style="margin-left: 36pt; text-align: justify;">&#8211;          Invitare il proprio figlio a chiedere aiuto</p>
<p style="text-align: justify;">3. <u>informarsi ed informare</u></p>
<p style="text-align: justify;">Leggere, comprendere e confrontarsi sono tre fondamentali passaggi per non cadere nelle trappola del bullismo, e l’unica strada per accorgersi e sconfiggerlo. Leggete con loro fino dalla scuola dell’infanzia, senza timore e riserve: farete del vostro bimbo o bimba un <em>adulto libero</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bibliografia per bambini in età prescolare</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non ci provare a prendermi in giro!,  di M. Moschini  (ed. Raffaello ragazzi, 2012)</p>
<p style="text-align: justify;">Zumik,  di F. Flores   (ed. mammeonline, 2011)</p>
<p style="text-align: justify;">Benno non ha mai paura,  T. Robberecht, P. Goossens   (ed. Kaba  2009)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bibliografia per bambini in età scolare</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lo SmontaBulli,  di D. Mecenero  (ed. la spiga, 2012)</p>
<p style="text-align: justify;">Un gol non ha colori,  di L Garlando  (ed. la spiga 2012)</p>
<p style="text-align: justify;">Bullismo? No, grazie!,  di A. Cassol  (ed. Giraldi 2009)</p>
<p style="text-align: justify;">La bambina bella e il bambino bullo,  di  V. Lamarque   (Ed. Enaudi, 2009)</p>
<p style="text-align: justify;">Il sogno di Bilù,  di  R. Polverini  (Ed Kaba 2009)</p>
<p style="text-align: justify;">Un bullo da sballo, di  M.D. Garavaglia (ed. San Paolo 2007)</p>
<p style="text-align: justify;">Tito stordito,  di A. Lavatelli (ed. Giunti Junior 2007)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Filmografia/cartoni animati per bambini in età scolare</strong></p>
<p style="text-align: justify;">The Ant Bully – una vita da formica, Di John A. Davis, 2006</p>
<p style="text-align: justify;">Dott.ssa Rosa Francesca</p>
<p style="text-align: justify;">Dott.ssa Frasson Paola</p>The post <a href="https://www.dottoressarosa.it/bullismo-un-fenomeno-disagio-solitudine/">Il bullismo: un fenomeno tra disagio e solitudine</a> first appeared on <a href="https://www.dottoressarosa.it">Francesca Rosa</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Vuoto a perdere&#8230;o a rendere? Dipende da noi.Tre consigli per la gestione della sofferenza</title>
		<link>https://www.dottoressarosa.it/vuoto-a-perdere-o-a-rendere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dottoressa Francesca Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Feb 2017 21:44:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La perdita è l’assenza di qualcosa o qualcuno cui un tempo eravamo legati, attaccati. La perdita è una conseguenza dell’amore con pari intensità e profondità con cui abbiamo amato. Parlo non solo della perdita di una persona cara, ma delle consuete perdite quotidiane: la perdita di dignità dovuta al pregiudizio razziale o religioso, le molteplici&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>La perdita è l’assenza di qualcosa o qualcuno cui un tempo eravamo legati, attaccati.</h5>
<p>La perdita è una conseguenza dell’amore con pari intensità e profondità con cui abbiamo amato.</p>
<p>Parlo non solo della perdita di una persona cara, ma delle consuete perdite quotidiane: la perdita di dignità dovuta al pregiudizio razziale o religioso, le molteplici umiliazioni subite dalle donne, la perdita di un lavoro, la perdita dei privilegi dell’infanzia, la perdita di un amore, la fiducia spezzata.</p>
<p>Parlo di quella sofferenza sotterranea, comune a tutti che provoca dolore, un dolore che spesso non si piange.</p>
<p>E’ il dolore rimandato delle cose che non vengono portate a termine, dei tradimenti, delle opportunità perdute, dell’ennesimo insulto, dei sospetti che non ti abbandonano: un dolore che rimbomba nel cuore e nella mente e genera inquietudine.</p>
<p>E’ tutto ciò che resta inconcluso, la guarigione non ancora intrapresa.</p>
<p>Il dolore cronico è una sofferenza persistente nel cuore: un dolore irrisolto per una perdita passata che si mescola con la quotidiana sofferenza interiore che nasce da desideri insoddisfatti, dalle ambizioni disattese, dalle sconfitte continue.</p>
<p>AMMORBIDIRE IL DOLORE NELLA MENTE E NEL CORPO</p>
<p>Noi tratteniamo rigidamente il nostro dolore nelle viscere. Sì, proprio lì immagazziniamo paura, delusione, rabbia, sensi di colpa.  Se riuscissimo ad “ammorbidire” il nostro atteggiamento nei confronti delle sensazioni dolorose, queste inizieranno a sciogliersi realmente anche nel corpo, come dopo un pianto liberatorio. Si tratta di accogliere il dolore con dolcezza, con la consapevolezza di chi sa che non si può sciogliere ciò che non si riesce ad accettare.</p>
<p>COLTIVARE LA COM-PASSIONE</p>
<p>Cercare di aiutare e farsi aiutare dalle persone che abbiamo vicino a stare meglio, ci può aiutare a stabilire un nuovo ordine di idee e pensieri, per fare ed essere comunque, anche senza quel che ci manca. E’ la possibilità di cambiare un poco la prospettiva, e solamente con un Altro che mi mostra un nuovo scenario, posso aprire il cuore al nuovo, alla presenza di qualcosa che prima non c’era.</p>
<p>FARE PACE COL DOLORE STESSO</p>
<p>Ovvero il progressivo lasciare andare la sofferenza e svoltando l’angolo, dedicarsi al futuro. Il passato è parte di noi, sono le radici da cui attingiamo ogni giorno. Il passato sono le foglie della nostra vita che cadono e rivestono il nostro pavimento del cuore. Facciamo in modo che queste foglie possano diventare una base da cui ripartire per germogliare di nuovo e mostrare delle nuove foglie con un passato, ma soprattutto un grande futuro.</p>
<p>Bibliografia</p>
<p>S. Levine, <em>Il dolore inascoltato, 2005</em></p>
<p>F. Shapiro<em>, Lasciare il passato nel passato, 2012</em></p>The post <a href="https://www.dottoressarosa.it/vuoto-a-perdere-o-a-rendere/">Vuoto a perdere…o a rendere? Dipende da noi.<br>Tre consigli per la gestione della sofferenza</a> first appeared on <a href="https://www.dottoressarosa.it">Francesca Rosa</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Le paure dei bambini: disarmarle in 5 mosse</title>
		<link>https://www.dottoressarosa.it/le-paure-dei-bambini-disarmarle-5-mosse/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dottoressa Francesca Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2017 22:37:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p style="text-align: justify;">Il tema è complesso e delicato, sia perché i bambini sono molto diversi l’uno dall’altro, sia perché le loro paure <em>dipendono in larga misura dal nostro comportamento. </em>Vediamo allora come possiamo affrontare in maniera coerente ed efficace alle paure dei nostri bambini.</p>
<p style="text-align: justify;">1. LA PAURA E’ SOPRAVVIVENZA. E’ importante ricordare che la paura non va considerata solo come qualcosa di negativo: è funzionale, ci mette in stato di allerta e ci induce ad affrontare le cose e le persone con precauzione. La paura è un punto di passaggio quasi obbligato per lo sviluppo di un atteggiamento di esplorazione attiva, accompagnato però da uno sguardo attento e consapevole.</p>
<p style="text-align: justify;">2. NON C’E’ DA AVER PAURA. Non allarmiamoci sempre, se nostro figlio mostra di avere delle paure. In genere si tratta di paure transitorie, che possono durare da qualche ora a qualche giorno, magari rendere difficile l’addormentamento la sera, ma che, come nel caso delle storie di paura, possono avere anche un <em>effetto vaccinante</em>, soprattutto se l’adulto è lì vicino e se ne può parlare insieme. Le cosiddette <em>paure universali</em> infatti permangono fino a quando il bambino non ha sviluppato mezzi sufficienti per difendersi dai potenziali pericoli. Tali sono, per esempio: la paura di cadere, la paura del buio, la paura dei rumori forti ed improvvisi, la paura dell’acqua alta, la paura degli estranei, la paura di rimanere solo.</p>
<p style="text-align: justify;">3. INDIVIDUARE QUANDO LA PAURA DIVENTA UN OSTACOLO. La paura diviene un problema in quattro casi:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; quando certe paure universali perdurano oltre l’epoca giusta</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; quando, anche al di fuori del campo delle paure universali, non si sviluppa in misura sufficiente la capacità di far fronte a una situazione/oggetto che vanno in ogni caso affrontati (es. una scala ripida, un paio di forbici)</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; quando una certa paura, in sé giustificata, diventa troppo intensa, così che le contromisure messe in atto diventano troppo deboli</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; quando compaiono e perdurano paure apparentemente inspiegabili, perché non universali, né dovute ad un’esperienza passata specifica, né giustificate da una pericolosità reale.</p>
<p style="text-align: justify;">4. COSA NON FARE.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; innanzitutto dobbiamo fare molta attenzione quando, mossi da intenzioni educative, siamo noi stessi a suscitare delle paure. All’idea di pericolo devono venire associate spesso quelle di coraggio e prudenza, non ulteriori idee di rischio e timore.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; dovremmo poi imparare a non suscitare delle paure che non sono utili al bambino ma servono soltanto a noi, nel senso che ci garantiscono un’ubbidienza immediata (non andare in cantina perché li vive la strega cattiva, ecc.).</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; Davanti alle paure universali non dovremmo essere impazienti e forzare un processo che ha i suoi tempi. Non trascineremo il bambino, nonostante le sue resistenze, in cima a una scala. Si tratta di attendere la maturazione che provvederà ad attenuare/cancellare queste paure.</p>
<p style="text-align: justify;">5. COSA POSSIAMO FARE</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; se ci troviamo di fronte a paure immotivate indotte dall’esperienza che il bambino non riesce a superare nemmeno attraverso un atteggiamento prudente (es. è caduto dalla giostra al parco e ora non vuole più risalirci), dovremmo con pazienza e senza forzare troppo, favorire un graduale riavvicinamento all’oggetto che ha provocato la paura.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; nelle situazioni in cui nostro figlio manifesta un’emozione troppo intensa e una paura che lo blocca (interrogazioni, visite mediche, dentista, iniezione,..) possiamo <em>vaccinarlo</em> come si accennava sopra, riproducendo in casa, per gioco, le corrispondenti situazioni e mostrargli come fare per temere un po’ meno quella situazione.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; abbiamo poi la necessità di informare le persone che vivono nostro figlio (allenatore, insegnante, tata, nonni,..) dell’eccessiva emotività del bambino, perché procedano con <em>gradualità</em>, rassicurandolo ed incoraggiandolo a provare.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; se infine ci troviamo di fronte a paure strane, immotivate, che resistono alla graduale esposizione ed ostacolano l’attività quotidiana, non ignoriamo il problema, ma rivolgiamoci ad un esperto che possa aiutarci a capire cosa sta succedendo e come affrontare il problema.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Bibliografia</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>B.Petter, Il mestiere di genitore, 2013</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>G. Cappello, Crescere e far crescere, 2007</em></p>

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